Una specie di caldo polipo

Un venerdì. In macchina. Con il sax vicino. La radio suona eppure è muta. Il cielo è muto anche lui. Tu, pure. Ti piace perderti per strade che non conosci; e lo fai. Guidi mentre il giorno trapassa verso confidenze e paure che tieni strette in un pugno. Guidi guardando le vie e alzando ogni tanto gli occhi – ci sono nuvole belle, stasera, ci sono nuvole tristi. Chissà chi sono quelli che dai finestrini sfiori. Chissà se hanno famiglie e bambini e case nuove appena comprate. Chissà se hanno ancora qualcosa da comprare al supermercato; oppure nulla. Chissà se pensano, a fianco a te, che avrebbero potuto dire qualcosa di diverso da quello che hanno detto quella volta in cui hanno chiuso per sempre un telefono o un quaderno. Le sfumature delle auto lasciano resti di passati indirizzi e panini mangiati – ma nessuno se ne ricorda o invece sì; e tutti guidano, persi in giri uguali e lunghissimi, mentre il venerdì si svolge come una specie di caldo polipo che si distende protettivo ma crudele per tutta quanta la città.

Una specie di caldo polipoultima modifica: 2004-01-16T18:55:27+01:00da capecchi
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7 pensieri su “Una specie di caldo polipo

  1. Un post bellissimo. Che strano, stavo per scrivere una cosa simile se non fosse stato per il blocco di splinder che si è protratto fino ad ora e mi ha fatto passare la voglia.E’ vero, quelle nuvole fuori dai finestrini:pens avo anch’io ad appartamenti nuovi e famiglie e carrelli che si sfiorano. (Gaia M.)

  2. Mi piace tantissimo, il tuo modo di scrivere. Ti leggo così volentieri, e mi scopro a pregustare il momento in cui aprirò il tuo blog per scoprire se hai scritto ancora. Scrivi, scrivi Gaia cara, che sei nata per questo, e per la musica… e, immagino, per tanto altro ancora 🙂

  3. i giorni di festa e quelli che la precedono sono tra i più assoluti: per anni ho scritto mentalmente racconti su vite di sconosciuti che aprivano portoni sulle strade illuminate di un venerdì sera invernale. ma a furia di frequentare cicci, che pensa che una buona metà del mondo sia composta di gente per la verità del tutto improponibile, ho risolto con finali più carveriani. invece il titolo, ma questo non c’entra niente, mi ricorda un paio di miei colleghi. (robba)

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