Porte che sbattono

Poche cose sai, di te, ma di una sei certa: che quando ci sei tu riempi la vita. Nel bene e nel male, ma la riempi. Non sei di quelle persone lì che dici: “…ah, come si chiamava? Sì, dai, quella magrina tanto gentile…ma aspetta…lei…che faceva? Proprio non te la ricordi? Era carina, no? Ma come si chiamava?”. No, non sei così. Tu sbatti porte e ti pigliano i cinque minuti e la gente dice “è matta” poi subito dopo piangi, ti penti, ti scusi, fai di tutto per farti scusare e qualcuno a volte ti scusa che poi non si sa di che visto che avevi quasi sempre ragione te ma tanto sei irrimediabilmente passata dalla parte del torto per la sfuriata che hai fatto. Tu dici le parolacce, ma non in posti dove non si possono dire, tipo a scuola. Quello mai. E a casa cerchi di trattenerti (non è vero) ma quasi mai ci riesci. Chi ti sta accanto spesso ride. Ed è una cosa bella, che ti s’allarga tutto il cuore e il respiro, quando dici qualcosa e li senti ridere e ti guardano contenti perché li hai fatti ridere te. Poi però risbatti un’altra porta, sbraiti e se fossi la Nina ti butteresti pure a terra scalciando, che lei lo fa e infatti “Te e tua figlia siete proprio uguali” oppure “Questa bambina è un po’ troppo tua figlia”. Ma comunque a terra non ti ci butti – tranne quella volta in cui s’era deciso di educare la Nina all’addormentarsi nel lettino da sola e per un libro idiota che prescriveva di lasciarla piangere la sentivi disperarsi dalla camera e non andavi a prenderla e allora te fuori buttata per terra. Insomma se potessi farlo sempre, a terra ti ci butteresti. Ma quando non scaraventi le cose in giro, ti piace tanto sorridere e ridere. E sei felice che la prof di matematica ti dica sempre quella cosa carina su te che sorridi e sei contagiosa. Di porte nel frattempo ne hai sbattute tante, che a Bazzano resta ancora un buco nel muro per quella volta in cui, ma anche di sorrisi, in giro, ne hai serviti parecchi, anche quando non erano necessari e non servivano e nessuno li voleva. Tu ne hai distribuiti un po’, ugualmente. E anche a volte torni dai mercatini piena di sacchetti di cibo che butterai, perché è troppo, è tanto e non hai calcolato bene le quantità ma quell’odore che c’era, là nel mezzo, di pane e salame e pecorino toscano, beh, quell’odore che c’era mica lo potevi raccontare e ti rendeva felice prendere il possibile, insacchettarlo e portarlo via. Quante cornette hai sbattuto e libri fatto volare giù dalle scale non lo ricordi, però ricordi che hai scritto molti biglietti, a mano, usando penne colorate o facendo disegnini. E hai spedito pacchetti, hai comprato lenzuola fresche per chi doveva arrivare e riempito la dispensa di biscotti se piacevano. A volte verrebbe la voglia di picchiarti a sangue, questo lo sai. Ma quando non ci sei si sente, ecco. Si sente proprio.

Porte che sbattonoultima modifica: 2008-02-28T16:05:00+01:00da capecchi
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5 pensieri su “Porte che sbattono

  1. La descrizione è perfetta: sei te, nei sorrisi e nei cardini che partono. Ed io credo d’essere una delle poche persone a cui non hai mai sbattuto una porta in faccia. Al massimo hai riattaccato dopo appena una battuta secca; qualche parte l’ho ricevuta, ma erano di quelle buone del tipo: “Ti voglio tanto bene testa di legno e mi fai incazzare come una biscia”. E, in effetti, avevi ragione.

  2. ironica, simpatica, infinitamente sensibile :ho ritrovato Gaia che il giorno della memoria azzittì tutti al cinema di Bazzano. Mi hai fatto sorridere . ti ho rivista lungo i corridoi della scuola, i tuoi alunni sono fortunati ad avere una prof come te!
    Ti abbraccio forte , sono felice di aver avuto il tempo di leggerti e ritrovarti e lo farò presto . ciao
    elena succi

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