La sposa con le tasche

C’era il sole alto e io ho visto la sposa alcune centinaia di metri più in là di casa mia. Ho rallentato, abbassato il finestrino e ci siamo riviste così, dopo anni, lei in bianco io in rosso, nella strada dove abbiamo abitato entrambe per una vita intera. L’arrotolìo dello stomaco m’ha presa alla sprovvista. Mi son sentita per un attimo piccina; o piuttosto vecchissima. A essere lì che vado a un matrimonio – nel seggiolino dietro una bambina che si è provata le mie scarpe alte. Mentre invece d’improvviso è salita su tutta quella roba di noi che tornavamo insieme in autobus e lei che andava in motorino con uno di terza liceo e poi più nessuna immagine specifica ma solo quel senso di confusa e arruffata condivisione. Non me la ricordo mica, davvero, la sua faccia in classe. Eppure c’era. Eppure quegli anni erano anche lei. Le ho sempre voluto un bene buono e senza spiegazioni; come adesso. Lei che ogni tanto appariva sulla soglia di casa e si sedeva in cucina. L’ho pensata spesso come qualcuno che sta di lato, in transito. Uno gnomo buffo, una strana creatura in tutto diversa da me eccetto l’essenziale – che tuttavia non saprei dire cos’è. Sicché vederla oggi che si sposava ha stropicciato parecchio il cuore. E io non lo so, ma ogni volta che mi giravo intorno mi pareva di specchiarmi in facce uguali alla mia: sorridevano tutti, si stringevano, si abbracciavano con quell’idea di passato che balenava negli occhi; con quella tristezza bene accolta del tempo che ti viene a cercare. Ce ne stavamo lì a stappare bottiglie mentre il pomeriggio diventava mezza sera. Le bambine coi fiori in testa e i pizzi addosso, le luci tremolanti del baretto, i tavolini di plastica con le gerbere gialle in mezzo: tutto vibrava. Quello che avevamo fatto, chi eravamo stati noi e cosa infine ci era accaduto lo potevamo vedere lì, tutto intorno. Ma per fortuna non l’ho capito, in quel momento: se no una spaventosa gioia m’avrebbe – credo – travolta. Poi è passata lei. Ci siamo abbracciate, strette e toccate; due corpi che non sfuggono, come siamo sempre state. Ed è solo allora che me ne sono accorta: la sposa aveva due tasche sull’abito bianco. In cui a volte nascondeva le mani. Io una sposa con le tasche non l’avevo mai vista e allora ho pensato che quello era un bel matrimonio e un bel pomeriggio.

La sposa con le tascheultima modifica: 2010-09-05T02:34:00+02:00da capecchi
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