Un settembre come ottobre

Da due giorni è un meraviglioso settembre. Forse perché è un settembre come ottobre, aria croccante la mattina e cielo terso, azzurrissimo, attraversato solo da qualche scia bianca, quasi trasparente. E finalmente; perché sembrava proprio che non uscissimo invece più da questo mese infame, col suo caldo umido a piombare sulla città, sfasciata di peso e sudore; un infernale calderone di inadempienze ancor prima di cominciare – sei già indietro su tutto, sbrigati, sei a metà del mese, non farai più in tempo. A fare che? Non si sa. Ma non sarai più in tempo, muoviti.

Comunque ci sono stati tre indizi della fine di questo mese-macigno: una tonda tondissima luna, qualche notte fa, enorme sopra le case di Bologna, a illuminare l’asfalto e gli svincoli della tangenziale; poi un improvviso mulinello di vento che ha alzato centinaia di foglie in giardino, le ha fatte volare tutte in circolo e piovere impazzite sui vetri dell’aula – gli alunni ormai da un’altra parte, persi dietro al vento, al vortice, alla fine dell’estate; ma soprattutto il perfetto incastro con i passi che sai a memoria e aspettavi di ritrovare, da tre mesi. Basta un solo giro di swing per riconoscerli, anche su un pavimento scivoloso e pericolosissimo, dove però io non casco se tu mi tieni. Infatti tu mi tieni e quindi io resto in bilico, sicura che tu sai come fare perché tutto resti perfetto così, su un filo di meraviglioso equilibrio che dondola dondola e dondola ma non ci fa mai rotolare giù. Come sempre – come sempre – è il rischio della caduta che rende irrinunciabile la giravolta.

Questo settembre infine stupendo ha la stessa aria cristallina di un giorno qualunque sopra Prospect Hill. Quando hai freddo di mattina ma a mezzogiorno ti scopri; e le cose hanno tutte un lucido nitore, anche se in fondo alla baia c’è la nebbia. Questa stessa trasparenza eccola, a confortarti – un po’ – per tutta la distanza che hai messo fra te e certi posti lontani dove non passi più; tipo quel tavolino in legno col caffè nella ciotola dove sei stata due ore a correggere; o le sedie rosse di fronte al ponte rosso, con quella luce inspiegabile che soltanto chi ha attraversato le strade di Presidio alle cinque del pomeriggio può capire, con al collo una sciarpa di lana nonostante sia luglio, una sciarpa rossa, anche lei.

Quindi anche se tutto il cumulo di mesi a venire dà la nausea – perché sai che mancheranno gli americani, il Ringraziamento e tutta quella pienezza che c’era – annusi l’aria fresca, godi di questi colori aranciati e sei quasi felice. Questo ottobre da cui settembre si è mascherato merita la sospensione del giudizio che spetta alle persone nuove e alle opportunità. E se proprio tutto andrà storto, hai pur sempre due casse di champagne da finire.

Un settembre come ottobreultima modifica: 2018-09-27T16:59:21+02:00da capecchi
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