Più dicembre di sempre

Se non scrivo almeno entro la fine dell’anno, qualcuno poi di sicuro mi sgrida. Sicché eccomi, la notte del 30 dicembre, a dire nulla nel buio e nel silenzio; neppure il fischio del treno si sente, adesso. Insomma il penultimo giorno dell’anno è quasi sparito e io mi ricordo perché amo tanto la settimana da Natale a Capodanno: sospensione perfetta fra prima e dopo, memorie che s’impastano, viaggi da costruire. Il ricordo e l’attesa, insieme: una specie di miscuglio micidiale per chi, alla vigilia della vecchiezza, non ha ancora smesso di ascoltare quell’adolescente introverso di Brad Mehldau o tutte le canzoni che sa a memoria, quelle con le frasi da ricopiare sul diario.

Il mese è scivolato via denso, compatto. A tratti bellissimo, a tratti come un buco nero, spaventoso; che risucchiava tutto giù e arrivederci e grazie. Nel complesso ho pianto, bevuto, litigato e abbracciato molto. Ho riso di più, dormito poco o tantissimo, incartato e ricevuto regali tra cui: libri di jazz e bambine, calzini con le volpi, scarpe da cambiare, orologi e abissi di tiepidità ai bagni diurni, profumi, forchette rosse e biglietti dall’America. Ho creduto di non farcela ad arrivare fin qui senza stramazzare. Ho sentito che invece sì e infatti. Ho pensato troppo e ballato meno di quanto avrei voluto. Mi sono vista con la faccia decomposta e vecchia vecchia vecchissima ormai morta. Poi invece (ma meno) liscia luminosa bella con gli occhi che prova a buttartici dentro e poi vedi.

Questo è stato senza dubbio il dicembre più dicembre di sempre: un ospedale; una festa tutti stretti pigiati qui; i tredici (13) anni della Nina. Tre fatti del tutto slegati. Ma che vivono invece insieme. È il tempo, che li ha resi uguali. Quella belva che passa e stritola tutto; e lo rimette in piedi e poi lo ributta giù e poi via tutto distrutto ancora, ma aspetta che forse qualcosa è rinato e vive e cresce. Il senso del tempo ha fatto battere tempie e gengive più forte che mai: a volte la netta sensazione che tutti i denti pulsassero dal dolore mi ha spaventata a morte. A volte un sonno di caverna, fondo e senza sogni, mi ha placata. Era il tempo, ogni volta, che si faceva sentire in modo fisico. Quei tre diversi momenti mi hanno dunque presa e messa di fronte alla stessa conclusione: tutto passa, quello e quelli che restano custodiscili come puoi, ma bene; e caldi. Stappa tutte le bottiglie che servono e cerca di rendere questi giorni memorabili. Tre momenti che hanno mostrato qualcosa di apparentemente molto ovvio: la vita corre e i cuori si consumano, proprio i cuori veri, quelli scavati nei corpi, dico, e la paura di non vedersi mai più non la vai certo a raccontare a nessuno ma l’accarezzi piano, di nascosto. E per fortuna ci sono le persone che diventano parte di te, anno dopo anno – gioie dopo errori, confessioni, gelosie mai dette, notti condivise, bicchieri di qualunque cosa, balli storti ma felici, fidanzati ex fidanzate mariti amanti future mogli compagni di viaggio amiche, baci dati per sbaglio e baci per sbaglio non dati. Ma soprattutto poi le camicie a quadri con le converse sotto i riccioli arruffati: quella fanciulla tanto vicina ma anche tanto diversa, misteriosa, bellissima. Con i suoi segreti e gli amici tutti maschi, segno evidente di un carattere con pochi fronzoli e avversione alle ciarle. Niente può dire cosa provi quando la guardi e la scopri grande. Niente.

Tutto questo turbinoso dicembre è successo a Bologna, un posto che quando ci si mette è imbattibile per bellezza e odore di mortadella. Con tutti che corrono via sotto i portici, dentro qualche casa calda, mentre le luci brillano intorno e si balla swing in piazza della Mercanzia. Non c’è più a questo punto dell’anno alcun motivo per raccontarsi delle fandonie: si è stati felici o non lo si è stati. Resta da decidere che farsene del nuovo. Per me, voglio un tempo che vada più piano, le stesse persone intorno, la musica che dico io e tanti bicchieri da sporcare, rompere, lavare e risporcare. Abbiamo ancora molto da festeggiare, cominciamo subito.

Più dicembre di sempreultima modifica: 2018-12-31T03:11:30+01:00da capecchi
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