Brillano ovunque

Un ritaglio di luna, altissima e zitta, guardava tutto. Gli arrivi uno dietro l’altro, i bicchieri che si rompevano e i saluti finali: io seduta sulla sedia bianca, che mi svegliavo a soprassalti mentre tutti mi venivano a dire qualcosa, dare un bacio, offrirmi la spalla per dormire. È stata una serata lunga e corta corta, come sempre. Piena di tutto. Con una nebbia quasi trasparente ma palpabile, posata sulle cose e sulle persone. In quest’aria da partenze e confessioni, c’è chi arriva sorridente e va via un po’ malinconico; chi arriva ombroso ma poi diventa sempre più felice, forse perché non ricorda più nulla; chi infine balla, ride, beve, abbraccia, sorride, si dimentica di pensare e guarda le luci tutto intorno. Brillano ovunque, lontano lontano, oltre i binari, San Luca, i lampioni della Montagnola e il benzinaio laggiù. Ma anche qui, vicino, su queste piante e fra i nostri capelli. C’incorniciano mentre ce ne stiamo a guardarci nell’ombra luminosa, in una notte ancora una volta rotonda come una biglia. Pare che questo posto funzioni un po’ per tutti come un approdo. Un posto dove venire a curarsi; leccarsi le ferite se ci sono o farsene altre fingendo di no. Mentre s’avvitano nella notte spire di swing e tintinnìo di vetro, si brinda con sorrisi incrinati ad amori finiti; ad alcuni che vorrebbero iniziare; o ad altri che non finiranno mai anche se ci diciamo di sì. Perché dobbiamo pur vivere, accomodandoci nella nostra quotidianità per cercare d’essere leggeri. Siamo tante figurine appese a fili di luce, su di noi le estati già trascorse e tutte le persone che abbiamo perso – non si sa mai se per un miracoloso colpo di fortuna o con un dispiacere sordo, conficcato nel petto, che ci toglie il fiato e il sonno. Comunque restiamo attaccati ai fantasmi delle nostre feste passate. Se fossimo vecchi e sospettosi saremmo degli Ebenezer Scrooge di giugno. Ma invece stasera siamo tutti giovani e belli; dei personaggi di Peter Cameron affondati nella luce misteriosa e calda dell’Uruguay, nascosti dietro cascate di piante e profumi di gelsomino che stordiscono anche i più diritti. Parliamo di cose che a volte sfuggono persino a noi. Ci sono sottintesi e parole cifrate. Quello che succede sul terrazzo rimane lì sospeso. Rebus decifrabile solo a pochi eletti, che poi si abbracceranno, si stringeranno la mano e non ne discuteranno più; tanto quello che c’era da capire si è capito e ora basta. Sicché dentro il mio vestito nero di sangallo, scivolo dentro e fuori da quello che succede, con le braccia nude e morbide, senza accorgermi proprio di tutto. Per esempio solo la coda finale dell’occhio intuisce le ombre sul terrazzino piccolo. Chi sono? Li conosco tutti? Sono felici? Tristi, dimezzati? Volete restare qui a dormire? Ci arrangeremo sui divani e sul pavimento di legno; sulle sedie qua fuori e sulla panchina che stavolta non si è rotta. Vi siete accorti che l’alba ci ha inghiottiti? Vi siete accorti che le mie preferite sono le canzoni facili, di Bobby Darin e Rosemary Clooney? Quando non si balla ma si dondola fra la gioia e l’incoscienza, buttandosi nell’abbraccio finale scomposti e sudati. Così, umida di balli e gin tonic, guardo gli sbuffi di musica e di brindisi, le risate e i pugni presi, e come sempre mi sento esplodere in gola qualcosa a metà fra la pienezza totale e il senso d’abbandono: sono tutti qui, quelli che ho amato subito o invece dopo un po’; le bambine coi riccioli, le amiche in abito rosso e quelle radiose per le nuove vite dentro di sé. Quelli che sanno chi sono io davvero o gli altri che se lo immaginano soltanto. Ci sono quelli che quando li guardi pensi: c’era qualcosa, prima di loro? E poi ci sono quelli che anche se mancano ci sono lo stesso. Sarà sempre così. Perché qui sopra, qui dentro, ci stanno tutti. A costo di pigiarsi stretti stretti appiccicati fra gli angoli di questa poltiglia che batte forte e non mi riesce di controllare bene, a volte. Ma ci stiamo, ci staremo tutti. Abbracciati, al sicuro, stanchi, in attesa di un altro terrazzo e di un altro ritaglio di luna zitta e ferma lassù, a guardare le nostre piccole vite.

Brillano ovunqueultima modifica: 2019-06-11T11:36:23+02:00da capecchi
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