Certezze

1. Il fatto che i miei alunni di terza media amino Caparezza e conoscano a memoria le sue canzoni, cantandole soddisfatti a ricreazione, è conferma di quanto tempo fa affermavo: il riccioluto individuo è pattume musicale. E non m’importa cosa dite voi, sia chiaro. 2. Grazie all’immaginifico Andrea, ancora classe terza, adesso so che in Asia non si parlano, fra … Continua a leggere

Dichiarazione d’intenti

Lui è qui; e sta magnificamente bene. Una voce corposa e rotonda nei bassi; una secca e nervosa negli alti. Il mio King del Sessanta che non sono riuscita a non suonare appena varcato l’uscio. Grazie al Maestro Riparatore Lungo e Secco. Domani, caro il mio sax, il pomeriggio è per noi. E basta.

Occhi sgranati

Il solito stranimento da primo giorno di lezione. Ti fissano e ti squadrano coi loro occhi sgranati. Chissà se capiscono, se non capiscono, se capiscono e fanno finta di. I miei alunni americani, dico. Ogni volta mi pare di partire a rilento, come in salita; poi arriva quella lezione che non t’aspetti. Sempre d’improvviso come una tenda che qualcuno scosta … Continua a leggere

Secchi di plastica percossi a Times square

  Il fatto è che tu cammini a Times Square e magari incontri un percussionista pazzesco che suona su un secchio in plastica rovesciato, insieme a un compagno che ha montato una batteria proprio lì sul marciapiede. Il caldo picchia ma il restare non è certo messo in discussione. Perché insomma c’è la musica; la musica dei marciapiedi che hanno … Continua a leggere

Perché non m’ami più?

Cos’hai, sassofono mio, amore, infinito tormento? Perché da qualche giorno mi martelli, inesorabile e crudele, nel cervelletto, e adesso scalci e t’impunti? Mi sono alzata dalla sedia e ho aperto la custodia, sì; ho montato campana chiver bocchino ancia e t’ho preso fra le mani. T’ho guardato e ho sorriso; tu così grattato via nella tua superficie, così vecchio, così … Continua a leggere

Lauzi, Bernardo e la chitarra

Oggi è una giornata di vento. L’odore pieno del dolce al cioccolato preparato per stasera s’aggira per casa come cosa viva. E ascolto Back to jazz, quel disco di Bruno Lauzi che mi piace davvero molto: vecchi standard e tre suoi inediti. Laddove, tanto per ribadire, l’italiano col jazz si sposa, tipo in quella strepitosa Diano Marina, che canta la … Continua a leggere

Là, dove avrei voluto essere

Imperdibile la segnalazione di Leibniz, che rimanda alle 21 foto pubblicate sul “New York Magazine”: 100 years of New York’s hottest scenes. Si raccomanda a cuori forti e scarsamente emozionabili la visione della foto numero 9. Il divino Bird. Il divino Miles. La Cinquantaduesima strada nel 1947. Quando dire Cinquantaduesima significava ancora dire Jazz.

Fra gli aghi un breve grè grè

Non so che m’è preso, ma oggi ho deciso che avrei disfatto l’albero di Natale. Sfilavano via, precipitando fra gli aghi dolenti, stelle e sfere e argenti e rossi e luci. Ho capito che avrei dovuto ascoltare Amalia Grè, perché il disco era acquisto di un dicembre precoce e avrebbe contribuito a riportarmi un po’ indietro – quantomeno nell’orribile sottopassaggio … Continua a leggere